Inquinamento atmosferico
Descrizione dell'inquinamento atmosferico, delle cause ambientali e degli effetti sanitari
COS'È?
L'inquinamento atmosferico è definito dalla normativa italiana come: "ogni modificazione della normale composizione chimica o dello stato fisico dell'aria dovuta alla presenza di una o più sostanze, in quantità e con caratteristiche tali da alterare la salubrità e da costituire pericolo per la salute pubblica" (D.P.R. 203/88). Gli effetti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana, in particolare sulla mortalità complessiva, sono conosciuti da anni, specie per l’enorme impatto sanitario di alcuni gravi episodi di inquinamento degli anni 30 - 50. Emblematico fu il caso di Londra nel 1952, noto come "The Great Smog of London": dal 5 all’8 dicembre 1952, grazie anche alla presenza di particolari condizioni meteorologiche, la capitale britannica fu avvolta da una coltre di smog (dall’inglese "smoke" = "fumo" + "fog" = "nebbia") che provocò la morte di 4000 persone in una sola settimana.
"Lo smog arrivò ovunque. A teatro la Traviata venne interrotta dopo il primo atto perché nella sala non si vedeva nulla, la gente camminava appoggiata ai muri non solo in strada ma perfino negli ospedali. In alcuni quartieri la nebbia era talmente fitta che le autorità consigliarono ai genitori di non uscire di casa insieme ai figli, c´era il rischio di perderli."
Nella prima settimana del dicembre 1952, una nebbia densa e maleodorante invase Londra. Era stato un inverno rigido, e la gente aveva bruciato enormi quantità di carbone per riscaldarsi, causando l’emissione di numerose sostanze inquinati (come polveri, biossido di zolfo, ...) nell’atmosfera.
Tra il 4 e il 9 dicembre, a causa di un’inversione termica (fenomeno meteorologico per cui la temperatura dell’aria, anziché diminuire al crescere dell’altitudine tende ad aumentare) tali sostanze si trovarono "intrappolate" sopra la città senza la possibilità di salire e disperdersi.
In quella settimana, la mortalità aumentò di 2,6 volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e i decessi per insufficienza respiratoria, bronchite acuta e polmonite crebbero di 9,3 volte, con un incremento complessivo valutabile in 3.500-4.000 unità.
Attualmente è difficile che si ripeta una situazione simile a quella di Londra del 1952: sono cambiati i carburanti utilizzati per il riscaldamento, sono entrate in vigore in tutta Europa leggi che regolamentano le emissioni.
Come dimostrano però recenti studi epidemiologici, le città sono ancora da considerare a rischio, a causa di altri tipi di sostanze inquinanti (in particolare di quelle emesse dalle automobili).
LE FONTI DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
La maggiore fonte d'inquinamento atmosferico nei centri urbani (inquinamento atmosferico urbano) è costituita dal traffico veicolare, mentre in misura minore contribuiscono il riscaldamento degli insediamenti civili e le emissioni delle zone industriali:
- oltre il 60% degli ossidi di azoto presenti nelle aree urbane è dovuto alle emissioni da traffico veicolare;
- oltre il 90% del monossido di carbonio presente nelle aree urbane è dovuto al traffico veicolare;
- il traffico veicolare è responsabile del 75% delle emissioni complessive di benzene su scala nazionale, di queste oltre il 65% sono originate in aree urbane.
(Fonte: "Le fonti di inquinamento atmosferico nelle città", M. C. Cirillo ANPA - Arie di città, Atti del Convegno del 28-30 Novembre 2000 Bologna - I Quaderni di Arpa)
I PRINCIPALI INQUINANTI ATMOSFERICI IN AMBITO URBANO
Inquinanti convenzionali
Per inquinanti convenzionali si intendono gli inquinanti tradizionalmente indicati dal legislatore in materia di monitoraggio della qualità dell’aria e sono:
- biossido di zolfo (SO2)
- monossido di carbonio (CO)
- biossido di zolfo (NO2)
- particolato totale sospeso (PTS)
- ozono (O3)
Inquinanti non convenzionali
Sono definiti inquinanti non convenzionali perché la misura della loro concentrazione nei centri urbani è abbastanza recente. Il DM 15 Aprile 1994 ha per la prima volta imposto alle città con più di 150.000 abitanti di misurare, tra gli altri, questi inquinanti che sono:
- polveri fini (PM10)
- benzene (C6H6)
- idrocarburi policiclici aromatici (IPA)
EFFETTI SANITARI DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Gli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico sono tradizionalmente distinti in effetti a breve termine ed effetti a lungo termine.
| EFFETTI A BREVE TERMINE | EFFETTI A LUNGO TERMINE | |
|---|---|---|
| DEFINIZIONE | gli effetti osservabili a pochi giorni di distanza dai picchi di inquinamento | gli effetti osservabili dopo esposizioni di lunga durata e a distanza di anni dall’inizio dell’esposizione |
| TIPOLOGIE |
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| METODOLOGIE DI STUDIO | studi di serie storiche su base giornaliera | studi di coorte |
I più recenti studi epidemiologici hanno segnalato l’esistenza di sottogruppi della popolazione particolarmente sensibili agli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico.
Soggetti maggiormente sensibili agli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico:
- bambini;
- anziani;
- individui affetti da patologie cardiovascolari e respiratorie.
La stima degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico è da considerare un problema molto complesso. Esso viene attualmente studiato attraverso una moltitudine di approcci metodologici in continua evoluzione.
PROBLEMI DA AFFRONTARE NELLO STUDIO DI TALI EFFETTI
- disponibilità di una sufficiente numerosità campionaria di dati sanitari-ambientali in modo da garantire un’adeguata potenza statistica;
- definizione di appropriati "indicatori sanitari" correlabili con le variazioni di concentrazione dell’inquinamento atmosferico;
- valutazione dell’esposizione dei soggetti coinvolti nello studio;
- presenza di numerosi "fattori confondenti" come la stagionalità tipica degli "outcome" sanitari, la presenza di fattori di rischio comportamentale non omogeneamente distribuiti nella popolazione oggetto di studio (fumo, alcool, alimentazione,...), la distribuzione per età della popolazione studiata; l’effetto delle variabili meteorologiche come la temperatura e l’umidità, l’effetto delle epidemie di influenza e i cosiddetti effetti di calendario (giorno della settimana festivo/feriale, e le festività), che devono essere opportunamente controllati per ottenere ottenere una stima il più possibile "affidabile e non distorta" dell’effetto dell’inquinamento atmosferico sulla salute.
- difficoltà nell’isolare gli effetti sanitari dovuti ad un singolo inquinante e quelli dovuti all’interazione di due o più inquinanti;
- esigenza di definire protocolli standardizzati di studio che rendano confrontabili i risultati ottenuti su una molteplicità di siti (es. le metanalisi).
ultima modifica 19/07/2011 10:43



