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Protocollo di Kyoto

Negli scorsi anni è stato siglato il protocollo di Kyoto, con cui molti Stati si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra e a finanziare la ricerca e lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Il protocollo, che rappresenta il primo strumento di attuazione della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici, prevede il vincolo per i Paesi industrializzati di ridurre le emissioni dei gas serra del 5,2% nel periodo 2008 – 2012 rispetto alle emissioni del 1990; non prevede invece impegni per i paesi in via di sviluppo in osservanza del principio di equità.

Il Protocollo è entrato in vigore il 16 febbraio 2005 a seguito della ratifica della Russia. Per l’entrata in vigore, infatti, il Protocollo doveva essere ratificato da almeno 55 paesi, tra i quali un numero di Paesi industrializzati che nel 1990 avevano emesso almeno il 55% della CO2 eq. totale. Attualmente, tra i Paesi industrializzati, solo gli Stati Uniti non hanno aderito al Protocollo di Kyoto. L’Italia ha ratificato il Protocollo con la Legge n. 120 del 1 giugno 2002. Con l’inizio del 2008 siamo quindi entrati nel “periodo Kyoto”. Infatti da questo anno parte la prima fase degli accordi di Kyoto.

Per l’Unione Europea il Protocollo di Kyoto prevede un taglio delle emissioni di gas serra dell’8% rispetto alle emissioni del 1990. Stando all’ultimo Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (“Greenhouse gas emission trends and projections in Europe 2007”) le emissioni dell’UE15 nel 2005 sono state ridotte del 2% rispetto ai valori del 1990. Gli Stati membri con maggiori difficoltà a rispettare i propri impegni sono la Danimarca, la Spagna e l’Italia, che rappresenta il terzo paese emettitore dell’Unione Europea.

Le tappe post Kyoto: la “Road map” adottata a Bali.

A dicembre 2007, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico di Bali, è stata adottata una “Road map” che prevede la definizione di meccanismi per attuare l’appoggio tecnologico e finanziario ad opera dei paesi sviluppati verso i Paesi ad economia emergente ed in via di sviluppo, decisivo per ridurre le loro emissioni di gas serra. La “Road map” ha individuato una scadenza ben precisa, la Conferenza di Copenaghen del 2009, in cui verranno definiti i nuovi impegni in materia di cambiamenti climatici. Alla Road map hanno aderito anche gli Stati Uniti e Paesi ad economia emergente, quali Cina ed India, le cui emissioni sono in continua crescita.

La situazione in Italia

Per l’Italia nel periodo 2008 – 2012 è stata prevista una riduzione di emissioni di gas serra pari al 6,5% rispetto al 1990. Questo obiettivo di riduzione difficilmente potrà essere raggiunto visto il ritardo accumulato dal nostro Paese negli ultimi 10 anni (le emissioni a livello nazionale si attestano al +9%) e anche se il nostro paese potrà essere facilitato da alcuni fatti congiunturali, legati a condizioni climatiche invernali più miti, e al verificarsi di un disaccoppiamento tra crescita economica e consumi energetici, é indubbio lo sforzo che l’Italia dovrà fare nei prossimi anni, iniziando proprio da quanto messo in evidenza negli ultimi 2-3 anni.

A partire dal 2005, infatti, in Italia sono state messe in atto una serie di misure finalizzate alla riduzione delle emissioni di gas serra:

  • incentivazione del fotovoltaico,
  • promozione dell’efficienza energetica negli edifici,
  • cogenerazione e dell’utilizzo dei biocombustibili nei trasporti,
  • incentivi previsti dalla legge finanziaria 2007 ed alle misure di incentivazione a carattere più strutturale previste dalla legge finanziaria 2008.

Lo strumento messo in atto per definire una risposta organica di adeguamento agli obiettivi è rappresentato dalla delibera CIPE n. 135 dell’11 dicembre 2007.

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ultima modifica 14/02/2011 15:11